Il web tra solitudine e conseguenze

Il web tra solitudine e conseguenze

Siamo abituati a pensare che la solitudine sia una condizione fisica di isolamento, ma in realtà la solitudine è una condizione emotiva e si può vivere anche se circondati da persone.
Viviamo in un periodo storico dove i telefoni sono diventati la nostra realtà, unico mezzo con il quale ci sentiamo parte di qualcosa e soli nella confusione. Rifugio di difficoltà, maschera sempre in ordine e senza difficoltà. Mezzo per avvicinare le distanze si, ma anche mezzo per alimentare la solitudine.

Quanti bambini, ragazzi, adolescenti sono abbandonati a loro stessi, con il volto nascosto dietro il tablet, lo smartphone e illuminati dalla sola luce artificiale. Quanti bambini, ragazzi, adolescenti non sanno più distinguere il virtuale dal reale?

ALT! I TELEFONINI NON SONO I DEMONI PER ME!

Il demone è la solitudine MALSANA, quel tipo di solitudine che ci fa chiudere nei nostri smartphone e non è solo dei bambini, anzi… l’isolamento sociale reale che questa situazione ci sta facendo vivere, porta a una realtà parallela che seppur ci permette una socialità mediatica, dall’altra parte nutre il lato della solitudine negativo.
Questa realtà alterata nutre quella parte del nostro cervello che pone l’attenzione particolarmente su ciò che facciamo fatica ad accettare, fomentando quindi un senso di solitudine, isolamento malsano e favorendo azioni o reazioni fuori controllo con l’unico obiettivo di raggiungere l’accettazione nel gruppo.


Tante le notizie di cronaca, su ragazzi morti per sfide online, per solitudine, per cyberbullismo.
Tanti i genitori, i parenti e gli amici distrutti da un dolore che non gli abbandonerà mai più. Tanti i famigliari costretti a scontrarsi con la parte più “negativa” nel web, perfetti sconosciuti che si innalzano a detentori di verità e soluzioni ma la verità è che non esistono genitori perfetti, tutti i genitori sbagliano e il confine tra fiducia e prudenza non è mai facile soprattutto se stiamo parlando di bambini cresciuti in un’era fortemente tecnologica.
Un bambino a 10 anni sa cos’è la morte, sa cos’è il pericolo, un bambino a 10 anni non sa solo il suo valore e quanto poco serve omologarsi al gruppo rispetto al volare con le proprie risorse.
Il problema non è il telefonino, o l’utilizzo chiuso in stanza del telefonino (attenzione non sto dicendo che vada bene), il problema sta nella solitudine che questi ragazzini stanno vivendo e che i genitori non sanno più come gestire. Ogni giorno cercano una soluzione alternativa per accorciare o colmare quel senso di vuoto che generalmente sono la scuola, il parco, le attività pomeridiane a colmare e tutto questo viene fatto mentre si cerca di lavorare e/o di mantenere un lavoro.

Sarebbe opportuno inserire fin da subito un percorso di educazione digitale nelle scuole, nelle famiglie, affinché tutto possa essere ridimensionato, affinché anche il genitore più distratto possa invece essere attento ai campanelli dall’allarme, affinché il bambino più intraprendente capisca i limiti e il bambino più introverso capisca al meglio che quella non è l’unica realtà possibile.
I bambini, le famiglie, vanno aiutati non vanno denigrati o incolpati.
SUPPORTO è la parola chiave!

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